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martedì 19 luglio 2011

Keep in "Touch"



La musica rimbombava assordante dal palchetto metallizzato che affacciava direttamente sulla consolle del DJ. Le luci stroboscopiche riducevano la pista del Touch ad una serie di ossessionanti fotogrammi fluorescenti, caotici e ridondanti tra il luccichio di paillettes e il riflesso delle pareti specchiate.
Simpatia poggiò i gomiti sulla spalletta della balconata. Quindi si sporse in avanti, cercando di inghiottire quanta più aria possibile. Proprio in quell’istante la macchina del fumo rilasciò la sua nube vaporosa sugli occupanti della sala da ballo e un intenso odore incensato risalì velocemente verso l’alto, investendo i locali dei privè al livello superiore. Gli occhi arrossati per l’inaspettata sorpresa, Frank imprecò sottovoce e mosse i primi passi verso il comodo sofà disposto lungo la parete di fondo della galleria, passandosi sulla fronte il bordo gelato del bicchiere contenente il terzo rhum e menta.
Louis conversava sottovoce con la sua nuova amichetta, una bionda rifatta dalle gambe chilometriche e con un nasino alla francese che donava un candido tocco naive al suo aspetto da copertina. Stravaccato nel divano in ecopelle  color sabbia, Gallo stringeva in una mano una coppa di Cristal e di tanto in tanto sfiorava con le labbra l’orecchio della procace compagnia. A qualche palmo di distanza sulla sua destra, una rossa in shorts, camperos e camicetta attillata lanciava occhiate malevole al bell’imbusto scostante e presuntuoso che a stento le aveva rivolto la parola da quando avevano messo piede nel Touch.
In fondo il problema non era lei. Semplicemente, Simpatia non era il tipo adatto per quel genere di incontri. Frank odiava le disco e i nightclub, i ristoranti italiani di lusso e i fiumi di champagne nel pieno della notte. Appena giunto in città aveva provato a modificare i suoi gusti, cercando di conformarsi alla stile di vita della grande metropoli. Inutile dirlo, dopo appena un paio di mesi la buona volontà era andata a farsi benedire, così come la voglia di ritrovarsi ogni volta con la testa irrimediabilmente martellata dall’emicrania e l’intimo di una sconosciuta arrotolato fra le lenzuola del divano-letto.
«Hai un minuto, Louis?» ululò l’agente Tomos, sforzandosi di superare il fracasso infernale pompato dall’impianto audio del club.
«Qualcosa non va? Bevi un po’ di champagne, amico mio» ribatté Gallo con aria allegramente inebetita.
«Dobbiamo parlare, e preferirei farlo adesso» sentenziò irritato Simpatia. Avrebbe voluto aggiungere un brutto stronzo  liberatorio alla sua affermazione, tuttavia si guardò dal farlo. In fin dei conti, conosceva bene le abitudini del suo amico e forse quell’epiteto sarebbe stato più consono rivolgerlo a se stessi per la dabbenaggine con la quale aveva accettato quell’incontro notturno.
«Di qualsiasi cosa si tratti, ne parleremo stasera al Touch» aveva esclamato entusiasta Louis durante la telefonata mattutina. «Ho agganciato due sorelle niente male e devo assolutamente castigarne una. Tu intrattieni l’altra, ce la spassiamo un po’ e a fine serata mi racconti l’intera faccenda. Non puoi rifiutare, Frank. Sei sparito di colpo e dovrei ancora avercela con te.»
Simpatia aveva accettato l’invito senza rifletterci troppo sopra. Ora, in contropartita, le palle gli erano diventate turgide abbastanza da fargli male.
Gallo si scusò con Molly, la bambolina ossigenata con le tette a pressione, quindi si sistemò il completo bianco di Armani e seguì Tomos oltre una tenda di velluto rosso. Abbandonato il privè, i due si ritrovarono avvolti dalla lieve penombra dello stretto corridoio che conduceva verso la zona toilettes del primo piano.
«Che cazzo ti prende, Frank?» esordì tra il sorpreso e il contrariato Louis. All’interno di quella specie di budello dal soffitto a volta, la musica giungeva ovattata e lontana. Immerse in un soffuso riverbero azzurrino, prodotto da una serie di lanterne a led in stile orientale, alcune coppie di giovani si scambiavano baci e tastatine a pochi metri dalla scala di collegamento al piano inferiore.
«Mi sono rotto i coglioni di cazzeggiare» sbottò Simpatia accendendosi l’ennesima sigaretta della serata. «Accompagniamo le tipe e andiamo a casa mia. Mi hanno affidato il caso dell’attentatore seriale: ho due giorni per tirar su una piccola task force e rendere tutti gli elementi operativi. Il Segretario Generale controllerà di persona l’operato della nostra sezione e il capo sta già cominciando a mordermi la coda.» 

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