Per quanto abile, meticoloso e addestrato a delinquere nel proprio settore di competenza, ogni criminale è destinato a trascinarsi dietro almeno una traccia delle sue azioni inique. Questo assioma inconfutabile trae la sua veridicità dalla stessa natura umana dei soggetti a cui si riferisce ma, ovviamente, non dona alcun tipo di garanzia di successo agli organi preposti alla conduzione delle indagini. A volte la traccia può risultare inadeguata ai fini di prova indiziaria di reato o colpevolezza. Anzi, a ben riflettere, si potrebbe anche dire che ciò accade purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi. Per Louis Gallo, invece, il postulato aveva funzionato alla perfezione e la condanna era giunta alla velocità del vento, pressoché in contemporanea con la convalida dei sospetti a suo carico. In un’ipotetica e grottesca lista di reati correlati all’etica, Louis sarebbe stato considerato uno specialista nell’induzione all’adulterio. Più che di crimine, nel suo caso si sarebbe dovuto parlare di vera e propria patologia, una sorta di devianza mentale da affidare alle cure di uno specialista. Le donne erano da sempre la sua passione, ma per quelle felicemente sposate Gallo avvertiva un’attrazione anomala e pericolosa. Quando ne adocchiava una, l’agente cominciava a tessere i fili come un ragno operoso e alla fine del lavoro, più che dalla preda, la sua rete finiva sempre per apparire penosamente ingolfata dai guai.
In una delle sue cacce aveva buttato alle ortiche dieci anni di onorata carriera all’interno dell’N.S.A. e da quel momento aveva trascorso i successivi quattro nel più anonimo fra gli uffici del Dipartimento di Giustizia, maledicendo ogni giorno quell’unica, grande forma d’affezione che era riuscita infine a rovinargli la vita.
Ma la sorte è beffarda e, proprio come un’amante volubile, si diverte a scherzare con le speranze degli uomini. Così, quando ormai la rassegnazione sembrava aver attecchito irrimediabilmente alle radici del suo animo, Louis aveva intravisto nella chiamata di Frank l’ultima possibilità di redenzione. Il caso degli attentati a Manhattan rappresentava una di quelle operazioni da FPCON DELTA[1]. La stampa e le tv ci avevano impastato sopra fino alla nausea e le tribune politiche avevano spostato nuovamente il tiro sulle norme di prevenzione in materia di sicurezza nazionale. Inutile a dirsi, il Federal Bureau of Investigation si era ritrovato d’improvviso nell’occhio del ciclone e, per cercar di mantenere la situazione sotto controllo, aveva preferito adottare la linea comportamentale del NO COMMENT. Tuttavia, l’intero 26esimo piano del Federal Plaza naufragava nel più feroce nervosismo e chiunque fra gli agenti avrebbe preferito dividere oneri ed onori con i blasonati colleghi della C.I.A. o dell’ N.S.A.
Tutti, escluso Louis. L’idea di riuscire ad agguantare il responsabile di quell’enorme polverone lo eccitava al pari di un invito a cena con Rania di Giordania e nella sua mente ormai non campeggiava altro pensiero che dedicarsi anima e corpo alle indagini.
Il suo disegno era arduo, eppure di una linearità disarmante: se L’F.B.I. fosse stata in grado di beccare il terrorista, i nomi dei protagonisti dell’operazione sarebbero balzati in un istante agli onori della cronaca. Oltre ai bonus in denaro stanziati di prassi dal governo e agli immancabili encomi, Lui, Valery e Net avrebbero avuto l’opportunità di diventare agenti speciali del Bureau per meriti sul campo e forse, addirittura, qualcuno dei capoccia della sua vecchia agenzia avrebbe rispolverato dall’agendina il suo numero di telefono, chiedendogli a gran voce di tornare a Fort Mead, stavolta con incarichi dirigenziali.
Con le palpebre quasi socchiuse, azzannate dal sonno, Louis inserì la chiave nella toppa di casa e armeggiò qualche secondo prima di riuscire ad entrare. Ignorando il disordine in cui aveva lasciato il soggiorno, il collaboratore federale svuotò le tasche del suo soprabito nel piatto d’argento posto sul lungo mobile in legno accanto all’ingresso e per prima cosa si trascinò in cucina.
La tovaglia e la bottiglia di Cabernet erano ancora lì sul tavolo, dove le aveva lasciate due giorni prima, mentre la teglia della parmigiana di melanzane e le posate attendevano pazienti nella vasca del lavello il fatidico incontro con la schiuma profumata del sapone per piatti.
Con lo sguardo sconfitto, Gallo provò a non pensare allo stato di abbandono in cui versava l’appartamento. D’istinto aprì lo sportello del frigorifero e si attaccò assetato al brik del latte scremato, tracannando un paio di lunghe sorsate quasi in apnea. Dopo aver finito di bere, si liberò dallo stretto spolverino grigio e prese a perlustrare i ripiani della credenza in cerca di merendine. Dell’abbondante scorta da colazione, acquistata in offerta al supermarket dall’infaticabile Mrs Chandler, non rimanevano che un pacco di Reese’s Pieces al burro di arachidi e una confezione di muffin allo yogurt. Indeciso, aprì entrambi gli scatoli e ne estrasse un pezzo ciascuno. Era tutta colpa di quella vecchia strega travestita da donna delle pulizie se stava cominciando a metter su pancia… Sua e della sua mania per la raccolta punti degli snack. Borbottando indolente contro la falsa premura dell’anziana, Louis infilò il corridoio che conduceva alla camera da letto. Lì si spogliò dei vestiti e indossò una tuta di paile della Champion mezzo sforacchiata. Quindi accese la tv, si tuffò nel letto e cominciò a rivedere i suoi appunti, azzannando di tanto in tanto la calotta invitante del muffin. La samba era cominciata nel primo pomeriggio di sabato, appena dopo la chiacchierata a quattr’occhi tra Frank e Big Mama. Gallo e gli altri della squadra avevano atteso l’esito di quell’incontro in prossimità dei tornelli della security al piano, ognuno ipotizzando nella propria testa il misterioso motivo alla base di quella discussione privata. Per tutta risposta, Simpatia era sbucato dal fondo del corridoio dopo appena un quarto d’ora e la sua espressione incupita non aveva lasciato spazio a domande o commenti. Laconico, il federale si era limitato a suddividere i compiti secondo le direttive impartite da Ross; quindi aveva girato i tacchi puntando verso il suo ufficio, con l’andatura ingobbita di chi avverte sulle spalle tutto il peso della responsabilità. A Louis erano toccati un nome e un numero di conto corrente. «Smuovi un po’ di conoscenze e cerca di scoprire quante più cose su questo Siriano» si era raccomandato Frank. « Salvo imprevisti, ci rivediamo martedì mattina all’appartamento.»
Appena superati gli ascensori del Federal Plaza, Louis aveva cercato di sfruttare tutti i suoi agganci per gettare un alone di luce intorno alla figura di Tarek Al Safihd. Da un primo, rapido riscontro, le informazioni raccolte da Arthur Miller si erano rivelate corrette.
Tarek era un giovane universitario di origini siriane, trasferitosi in America ancora bambino. Suo padre si chiamava Marzouk ed aveva lavorato a lungo come diplomatico d’ambasciata nel sud-est dell’Illinois, spostandosi poi con l’intera famiglia in Florida una volta concluso il suo mandato. Quando si era suicidato, il ragazzo aveva da poco compiuto i ventott’anni e stava frequentando come studente fuoricorso l’ultimo anno della facoltà di Storia dell’Arte nell’esclusiva Università del Michigan.
La chiamata del contatto all’I.R.S. era arrivata mentre Gallo parcheggiava la Mercedes nel vialetto di fronte alla sua casa di Clermont Avenue. «Un morto davvero singolare, amico» aveva sussurrato la voce al telefono. «Un dirigente della Goldman Sachs mi doveva un favore e così ha deciso di aiutarmi nella tua ricerca: è saltato fuori che, da un punto di vista economico, il giovane Al Safihd risulta più attivo adesso di quanto non lo fosse in vita. Negli ultimi otto mesi, i prelievi bancomat dal conto bancario del siriano sono stati all’incirca tredici, tutti registrati fra Manhattan, Long Island e la sponda orientale dell’Hudson. Attualmente, il saldo disponibile si aggira intorno ai cinquantamila dollari…Niente male per un giovane universitario, non ti pare?»
Aprendo lo sportello della berlina, Louis aveva avanzato l’ipotesi di una clonazione di carta di credito.
«E’ possibile» aveva affermato il suo contatto, «comunque è strano che i suoi genitori non abbiano estinto quel conto dopo la tragica scomparsa. Secondo me, ti converrebbe parlargli.»
Per un minuto, dopo la conversazione, l’ex agente era rimasto seduto nel sedile dell’auto a ragionare. Da professionista, si limita a prelevare contanti agli sportelli degli istituti di credito anziché pagare i suoi acquisti direttamente nei POS dei negozi aveva pensato. Eppure ha lasciato una sottile scia dei suoi spostamenti… Questo significa che…Ma certo! L’idea gli aveva attraversato fulminea le tempie, simile ad un’improvvisa scarica elettrica ad alto voltaggio.
Salendo a due per volta i gradini che precedevano il portone del condominio, Louis aveva selezionato l’ultima chiamata in entrata e aveva sperato che il suo contatto si fosse affrettato a rispondere. Niente da fare.
Al terzo accennò di segreteria telefonica, Gallo aveva lasciato che il nastro arrivasse al fatidico beep di registrazione e poi aveva lasciato un breve messaggio, carico di determinazione:
«Dì al tuo amico di darsi da fare: Voglio sapere con esattezza a quando risale l’ultimo prelievo di Tarek, dov’è stato effettuato e a che ora.»
[1] Force Protection Condiction: descrizione dello stato di allerta da attivare in risposta alla valutazione della minaccia di tipo terroristico presente.


