Quando Net era ritornato alle Giralda con i rinforzi informatici dell’agenzia, la prima cosa a cui si era dedicato era stata la rete di trasmissione dati utilizzata dai ricercatori dei diversi laboratori. Per visionare i risultati delle ricerche farmaceutiche, invece, gli agenti avrebbero dovuto ottenere un mandato di perquisizione firmato dal Procuratore Generale in persona : la segretezza delle informazioni, le norme di prevenzione contro lo spionaggio industriale e tutte le cazzate giuridiche annesse rendevano impraticabile l’idea di spacchettare in blocchi le decine di terabytes contenuti nell’area server. Per questo motivo, lo sneaker aveva deciso di focalizzare la sua attenzione sulla modalità di trasferimento files dai vari reparti dei due Livelli ed aveva scoperto che la V.P.N. destinata a tale utilizzo era la stessa ritrovata all’interno del pc della Gouldstein. L’ipotesi per la quale Sara stesse investigando sui risultati degli esperimenti condotti dalla SunLab Inc. era diventata certezza in seguito alla telefonata che Frank aveva ricevuto nella serata di sabato da Valery Maloon. La reporter gli aveva raccontato della sua chiacchierata con Fredrick Angelo, del fortuito ritrovamento tra i cassetti della vecchia scrivania di Griffith e dell’inatteso incontro richiesto da Peh Qui, vice della defunta bioricercatrice. Il coreano era passato a casa dell’articolista in tarda serata e si era intrattenuto lì per circa un’oretta, abbandonandosi ad una confessione che da troppo tempo gli procurava rimorsi e sensi di colpa. Così era saltato fuori che la Gouldstein aveva l’abitudine di prolungare l’orario di lavoro del venerdì fino a sera inoltrata, attardandosi a rivedere gli avanzamenti di ricerca condotti durante l’intera settimana e programmando il lavoro per il lunedì successivo. In una di quelle sere, Peh Qui era dovuto ritornare in laboratorio intorno alle dieci poiché, una volta raggiunta la soglia di casa, si era accorto di aver dimenticato il portafogli e le chiavi dell’appartamento nel suo armadietto personale del Livello 5. Dopo aver superato il presidio di guardia ai cancelli, il coreano era giunto finalmente all’interno del laboratorio e lì aveva notato che la borsa, il badge e il cellulare di Sara erano ancora poggiati sul suo banco da lavoro ma di lei non aveva trovato traccia. Incuriosito, Peh Qui aveva preso a cercare la collega nelle poche aree non ancora chiuse del Livello 5 ma la giovane donna sembrava essere stranamente sparita. Preoccupato dall’ipotesi di un improvviso malore, il biotecnologo aveva quindi deciso di dirigersi velocemente nella zona degli uffici, poco distante dall’area server, in modo da chiedere aiuto alle addette notturne dell’impresa di pulizia. Ma, poco prima d’imboccare il corridoio di collegamento con il reparto informatico, Peh Qui aveva intercettato una strana chiacchierata fra la capo squadra dell’impresa ed una sua inserviente. Da quanto gli era sembrato di capire, la ragazza biasimava la sua superiore per aver permesso indebitamente l’accesso a qualcuno nello stanzone del reparto server. In aggiunta, la tipa ricordava alla capo squadra il caratteraccio rissoso di Mike Mentzer, responsabile informatico del Livello 5, capace di farle ritrovare di colpo in un mare di merda. Per tutta risposta, la superiore le aveva strattonato un braccio, intimandole di tenere la bocca chiusa e di restare tranquilla. «L’unico che potrebbe scoprirlo è Joshua» gli sembrava di aver inteso, «e fidati, dopo la nottata di fuoco che gli ho promesso ieri, non si azzarderebbe a parlare..» Peh Qui conosceva di persona l’uomo citato in quella frase: si trattava di Joshua Kellis, responsabile dell’ istituto di vigilanza armata che gestiva la sicurezza all’interno del Livello. Coperto dall’angolo di fondo del corridoio, il coreano non era riuscito a distinguere bene le battute centrali di quel rapido colloquio fra le due donne. Però, la fortuna aveva voluto che il suo udito riuscisse a captare la chiosa con la quale la capo squadra aveva messo fine alla discussione. «Ti fa comodo un extra ogni settimana, no?» aveva bacchettato con acidità la capo squadra. «E’ allora chiudi il becco e continua a fare l’indiana. Sara è una tipa apposto e non commetterà casini. Vuole solo vedere a che punto sono arrivate le ricerche sul suo vecchio progetto…» A quel punto, Peh Qui era riuscito ad intendere quale fosse la situazione e aveva preferito abbandonare alla svelta le Giralda Farms, senza immischiarsi troppo nella vicenda. Tuttavia, di una cosa il biotecnologo si professava sicuro: Sara aveva continuato ad attardarsi all’interno dei laboratori anche durante i venerdì successivi. Sollevando lo sguardo dal blocco di fogli, Simpatia serrò le palpebre e le strofinò ostinatamente fra pollice ed indice. Pur essendo lunedì, il federale avvertiva un impellente bisogno di riposo. Da quando aveva preso a seguire quel caso, i week-end sembravano spariti di colpo, come esili tracce sulla sabbia, e spesso avvertiva l’impressione di lavorare addirittura di più nelle 48 ore che un tempo erano destinate all’uomo Frank Tomos. Con il passare dei giorni, l’intera faccenda aveva assunto i connotati di uno stupido gioco al collasso, trasformandosi in una snervante e continua caccia al tesoro, fatta di intercettazioni, interrogatori, analisi e sopralluoghi, il cui unico scopo era riuscire ad individuare un barlume di luce alla fine del tunnel. Per le autorità, ciò era rappresentato dall’arresto dell’attentatore. Il federale, invece, sentiva dentro di sé di dover spingersi ancora oltre: non gli sarebbe bastato acciuffare il responsabile di quelle tremende esplosioni…Lui voleva la verità e avrebbe provato a farla sua con tutti i mezzi a disposizione. Il Nokia N 900 cominciò a vibrare proprio nell’istante in cui Simpatia aveva raggiunto la soglia dell’ufficio con l’intenzione di consumare un bel caffè ristretto che lo aiutasse a tenersi su. Meccanicamente, il federale fece scivolare la destra nella tasca del giaccone e si portò il telefonino all’orecchio. Un trillo stridulo e prolungato investì improvvisamente il suo padiglione auricolare e Simpatia imprecò per non aver riconosciuto prima la notifica acustica di ricezione mail. Fermandosi un passo oltre l’ingresso, Frank pigiò un’icona giallo lampeggiante a forma di lettera postale e immediatamente una pagina d’applicazione gmail occupò l’intero display del Nokia. Il mittente del messaggio era Sid.
«Ciao, agente Tomos. Il maltempo mi perseguita e, visto che all’andata ho avuto problemi di ricezione, ti invio questo breve resoconto prima di imboccare la via del ritorno. Ho appena lasciato la piacevole compagnia della Dott.ssa Eleonor Cardin…non mi era mai capitato di incontrare una cinquantenne così interessante (e attraente, ovvio). Comunque, per fartela breve, avevi fatto centro: La Cardin conosceva Griffith da un bel po’ di anni. Si tratta di una storia di premi letterari e collaborazioni su inchieste (ma ti spiegherò tutto con calma, quando sarò tornato nella civiltà). Invece, la notizia importante che avevo premura di passarti è questa: Il dettaglio della telefonata che noi abbiamo rilevato rappresenta l’ultimo contatto che la responsabile del C.D.E.R. ha avuto con Griffith. Era circa un anno e mezzo che i due non avevano più rapporti. D’improvviso, due settimane prima dell’esplosione nel sottopasso della Lexinghton, il giornalista del Post l’ha contattata mentre la donna era impegnata in una cena di lavoro. La Cardin ricorda poco di quella telefonata ( la tipa non regge bene il vino, a quanto sembra) ma pare che il Don Giovanni della carta stampata apparisse alquanto su di giri dal tono della voce. Le ha accennato di dover assolutamente incontrarla, diceva che avrebbe dovuto presentarle una persona che aveva bisogno del suo aiuto per far luce su di una storia assurda, che avrebbe ficcato una carovana di persone in mezzo ai cazzi amari. Chissà a chi volesse riferirsi il giornalista, vero Frank? Ci vediamo domattina, Il grande agente Costantine.»
Prima di terminare l’applicazione web, Simpatia rilesse ancora una volta il breve resoconto contenuto nella mail. Poi, nello stesso istante in cui lui richiudeva lo slide del telefonino, una delle plafoniere che illuminavano debolmente il corridoio emise un ronzio intermittente e si spense. Fu allora che Frank capì. Le immagini invasero d’improvviso la sua mente come una veloce sequenza di vecchie diapositive sovraesposte e le tempie cominciarono a pulsargli ad un ritmo terrificante. Nel tempo di un respiro rivide il post-it ritrovato nell’agenda di Sara, la sua casa violata dalla presenza dell’attentatore, la prenotazione nel Topaz Hotel di Washington e le parole scritte nel messaggio di Sid. Lo stato di trance durò solo qualche secondo, eppure lo scosse così profondamente da spezzargli il fiato. Ritornato dietro la sua scrivania, il federale si attaccò al telefono e digitò con frenesia il numero privato di Big Mama.
«Qui Philip Ross» esordì atono il capo del Bureau.
«L’hanno accoppata perché voleva scatenare uno scandalo» rispose smanioso Simpatia. «Hanno eliminato tutti quelli che sapevano, assoldando un professionista che riuscisse ad inscenare la storia degli attacchi terroristici!»
«Ma di che cazzo parli, Frank?!» sbottò confuso Big Mama.
«Parlo della SunLab Inc. Parlo dell’assassinio programmato di Sara Gouldstein, Warren Griffith e Jeremy Kinnear.»
«Servono prove, Cristo Santo! E noi non conosciamo neanche l’identità dell’attentatore, ti rendi conto?»
Seguì una breve pausa, carica di tensione.
«Frank? Ci sei ancora?»
«Giuro che lo beccherò e lo torturerò fin quando non avrà sputato fuori la verità» replicò imbufalito il federale. Quindi inspirò a fondo, quasi cercasse di trattenere un’improvvisa bordata di violenza omicida. «Allora aizzerò i giornali, le radio e le tv, farò scoppiare un putiferio, un caso internazionale e vedremo se apriranno o meno una maxi-inchiesta!»
«Va a casa e rilassati, agente» gl’intimò severo il superiore.
«Sai che c’è di nuovo, capo?!»
«Sentiamo» rispose laconico Ross.
«Va a farti fottere…» scandì feroce Simpatia.
La comunicazione fu interrotta e Big Mama restò attonito ad ascoltare il beep beep che riempiva l’altoparlante della cornetta.

Nessun commento:
Posta un commento