Ho cominciato a scrivere nel dicembre del 2009. D'improvviso, certo. Diciamo anche d'istinto, tuttavia non prima di aver letto decine e decine di libri, soprattutto romanzi storici.
Ad oggi, dopo un anno e cinque mesi di "attività" ( il vocabolo più avvilente per definire una passione, lo so), mi ritrovo con circa 200000 parole scritte, due romanzi completi ( uno pubblicato nel luglio 2010) e con un terzo a metà strada. Considerando i miei 28 anni, forse non è proprio così male.
Potrei essere addirittura tentato dal definirmi Soddisfatto.
Eppure vi garantisco che non funziona in questo modo. Prima di quel "famoso" (ovviamente solo per me) dicembre, l'idea di scrivere qualcosa non mi sfiorava nemmeno di striscio. Il solo pensarci mi metteva in agitazione: troppo complicato, faticoso, arduo addirittura per uno come me. In una parola, inimmaginabile.
Ora invece non riesco a farne a meno. La scrittura è diventata un bisogno impellente, una sorta di trascinante esigenza, difficile da poter controllare. E quando il lavoro, la stanchezza e l'agitazione cominciano a rubarle tempo, beh, allora m'incupisco...Mi deprimo e il mio umore ne risente parecchio. Troppo, ad essere sinceri.
Ma forse non è proprio così.
Magari, in realtà, nessuno dei fattori sopracitati rappresenta l'agente scatenante il mio nervosismo per l'inflessione letteraria che inizio a percepire.
A questo punto il toto-ipotesi è d'obbligo: Sarà la mancanza di spunti validi ad appiattire il mio modo di narrare? Oppure la colpa è da imputare interamente ad un troppo repentino cambio di genere?
Io, in fondo, spero sempre di non essere incappato nella bestia nera di tutti i fruitori di questo enorme, duplice piacere che è rappresentato dalla Scrittura: IL BLOCCO.
Guardate, non ci voglio neanche pensare... E ora meglio che torni fra le pagine del mio terzo libro.
Anche solo per scaramanzia, restando tutta la notte ad ammirare la forma sinuosa delle parole sullo sfondo bianco della pagina elettronica.
Salute.